Al telefono

“Ciao Ali, sono Debora. C’e’ Azzam?”

Prima di sposarmi non c’erano i telefonini, quindi chiamavo il mio futuro marito al telefono del locale che aveva con il fratello. E di solito rispondeva Ali, il fratello, appunto.

“Si, te lo passo.”

Poi arrivava Azzam e mi diceva che il fratello era rimasto male perche’ io non lo salutavo. Ma io lo saluto sempre, dicevo. Lui dice di no (E figuriamoci se un libanese mette in dubbio le parole di un fratello!). Vabbe’, rispondevo, la prossima volta lo faro’, eppure io ero convinta di averlo fatto. Magari nella fretta e nella confusione non ha sentito, mi dicevo.

Ma la scena si ripeteva ancora. E ancora. E tutte le volte che chiamavo. Mi volete vedere con gli occhi spalancati a fissare il telefono mentre mi chiedevo che diamine avesse ‘sto fratello!

Poi ho capito.

Se, per esempio, io me ne andavo in giro con mio marito per il corso del paese, ogni tanto me lo perdevo. Ma che vi stavate dicendo? Niente, ho salutato quell’amico. Anch’io l’ho salutato, eppure non sono stata un quarto d’ora ferma la’. No, tu non l’hai salutato. Mica gli hai chiesto come stava, come andava il lavoro, come stanno i genitori, i figli, la moglie, che fa, che fara’ dopo, dove e’ stato domenica, se gli serve qualcosa…

Capito? Dire ciao non e’ abbastanza per salutare una persona.

Se telefoniamo ai suoi per dire che siamo per strada e arriviamo in mezz’ora, pensate che la telefonata si concluda li’? E certo che no. Che facciamo, non chiediamo come sta tutta la famiglia che vedremo fra pochissimo e a cui richiederemo le stesse cose?

Se telefona il fornitore per l’ordine al locale e’ la stessa cosa. E pure se chiama il direttore della banca.

E certo che mio cognato se la prendeva tanto.

Tempo fa un’amica mi ha raccontato di un film, Lezioni di cioccolato, che io non ho visto, ma sembra sia molto simpatico, dove questa faccenda delle telefonate e’ spiegata molto bene. Il titolare della ditta dove lavora Kamal, lo chiama per rimproverarlo e Kamal, scandalizzato, gli fa presente che non e’ questo il modo di fare una telefonata, ma bisogna passare per tutta la trafila che ho descritto sopra. Poi puo’ passare al rimprovero.

Ma il buffo e’ che questo succede anche su internet.

Qualche giorno fa mando un messaggio alla mia cara amica libanese che vive a Nizza e lei mi racconta di alcuni problemi sul lavoro. Dopo qualche minuto mi manda un altro messaggio: ciao amichetta scusa, un bacione anche a te e la piccoletta. E scusa di che? Faccio io. Perche’ non ti ho detto ciao ne’ mandato un bacione!

Non ci credo ancora. Maalesh, amichetta. Io non ci rimango mica male!

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42 risposte a Al telefono

  1. Chiara ha detto:

    Fantastico!! quanto siamo diversi al mondo… pensa che qui in Norvegia invece succede che la gente non ti saluta o non ti chiede nulla per paura di disturbare…. uaaaa!!! notevole e’?

  2. enrico ha detto:

    Il problema è che qua corriamo troppo e non è una cosa buona.

  3. daniela ha detto:

    e che dire di quando i libanesi sbagliano numero? prima di capire che non stanno parlando con la persona giusta ci mettono un pò…buongiorno come va? tutto bene? c’è qualcosa di nuovo? non mi hai riconosciuto? ma dai!! sono TIZIO!!! e l’altro risponde che probabilmente ha sbagliato numero!!! ……ma comunque poi si salutano chiedendosi se hanno bisogno di qualcosa!!!

    ahaha!!!

  4. clo ha detto:

    SONO IO L’AMICA DI NIZZA….:)
    mi hai fatto morire del ridere………………………………………..:)
    buona serata….
    by the way ciaooooooooo nn l’ho scritto prima,come stai,la piccola,azzam la suocera,la vicina..insomma tutti!!!!! ;) ……bacioniiiiiiiiiiiiiiiiiiii

  5. elga ha detto:

    Trovo che sia una cosa molto simpatica, ma a piccole dosi. Nel senso che non sempre trovo il tempo o la voglia di stare a ciacolare del più e del meno, senza nulla togliere ad affetto, rispetto e amicizia che si prova verso gli altri, parenti o meno. Davvero questione di abitudine. Tempo fa mi stupivo di un’amica che preferiva essere avvisata per telefono nel caso avessi avuto intenzione di passare a trovarla per un saluto (e qualche chiacchiera) mentre invece io lo facevo d’impulso se passavo nella sua zona e avevo tempo. Adesso capisco un po’ di più il suo punto di vista, ma solo per non essere colta di sorpresa e far figure barbine. Mah. Forse è la dimensione che è cambiata, non più paesino, ma città o metropoli…tutti di corsa…

    • maaleesh ha detto:

      Giusto. Andiamo di corsa e magari non abbiamo casa perfettamente in ordine, anche se poi a me non interessa mica se c’e’ un po’ di polvere sul mobile della sala…
      Pero’ Elga, se mi chiami e poi passi, non mi star a chiedere tutto che poi di che parliamo? :D

  6. vitty ha detto:

    Da quanto mi pare di capire in Libano la fretta non è consentita se ogni volta che qualcuno telefona è d’obbligo tutta la tiritera! Ho visto il fiml Lezioni di cioccolato,e quella scena della telefonata è quanto mai esilarante. Credevo fosse una gag scenica,invece rappresentava la realtà.

    Però questo modo di fare,penso faccia sentire le persone circondarte da affetto e attenzione.

    Ah,maaleeesh,non siamo mai contente!!!!

    • maaleesh ha detto:

      Ma che finzione scenica, nono, e’ proprio cosi’! Certo, affetto e via dicendo, ma se ho fretta e ti devo dire urgentemente qualcosa? E poi il fornitore pensi che sia veramente interessato ai progressi psico-motori di mia figlia? Magari si, magari sono io che la vedo in maniera sbagliata… chissa’

  7. Fullina ha detto:

    Simpatica e divertente questa cosa! Che bella lettura! ‘notte cara Debora

  8. immigrato ha detto:

    Grazie Debora,che ogni tanto mi ricordi che sono un libanese.Purtroppo non faccio più caso a queste cose.Comunque da molto che non metti più foto DI FAMIGLIA TUA…..Salutami Monia e Azzam.Mi mancate….:(

  9. Arianna ha detto:

    Anch’io ho visto Lezioni di Cioccolato. Assolutamente consigliato! E che dire della chiusura dei saluti alla libanese con un “baddack shi?” (lo scrivo come lo sento dire), ovvero “hai bisogno di qualcosa”? il più delle volte è una frase rituale, ed io invece lì a scervellarmi se ho davvero bisogno di qualcosa per non offendere il mio interlocutore!!!!!!!

    • maaleesh ha detto:

      Haha, baddi salemtik(voglio che stai bene) e’ quello che si aspettano che tu risponda! Perche’ lo e’ sempre una frase rituale. A meno che non vadano al negozietto, allora il discorso cambia!

  10. Questo ci fa capire che bisogna sempre essere attenti a non urtare la sensibilità di qualcuno, anche se non è facile capirlo subito, soprattutto se si hanno usanze diverse.

    • maaleesh ha detto:

      E si, non e’ facile. Quello che per me va bene, non e’ mica detto che vada altrettanto bene per te! Pero’ con un po’ di sforzo, parlandone un po’, magari si riesce.

  11. Le Ricette di Tina ha detto:

    Mi sa che mio suocero deve avere discendenze libanesi ahahahah….mamma mia è così anche lui..io sono di poche parole..non amo molto fare tutte ste cerimonie..hihihihihi e lui ogni volta si offende..o quasi…bella questa Debora..un bacione e la prossima volta salutami quando mi vedi su fb

  12. Lipstick ha detto:

    Ciao Debora, come stai, come sta la piccoletta e tuo marito? E i tuoi cognati, cognate, nipoti? E le piante stanno bene? Ma cosa ti volevo dire?! Ah si, che io non sono così, ma a volte vorrei esserlo. Le persone giustamente fraintendono la mia discrezione con una freddezza e un distacco che non sono veri…

  13. miracucina ha detto:

    Mi sa che sono Norvegese pure io!
    Non chiedo mai nulla e non mi aspetto nulla, anzi a volte mi da pure fastidio!

  14. Mary ha detto:

    Curioso conoscere queste usanze. Se mi va di fare una chiacchierata con un’amica posso considerarmi una “libanese”. Chiedo di tutto e di più, specialmente se non la vedo da tempo. Ma se ho fretta e tanto da fare, come da qualche tempo a questa parte… allora basta un “ciao” e posso sembrare una “norvegese” pure antipatica!
    Prendo nota del film che non ho visto…
    Ciao e buonanotte

  15. niki ha detto:

    Be io tendo ad essere libanese, non proprio ma quasi…però mi trovo bene con la gente stile norvegese. E libanese. E italiana.
    Non è che sono un po’fuori????????????

  16. dona ha detto:

    Beh, anche qui in Italia l’approccio, chessò, di un napoletano, è diametralmente opposto a quello di un milanese. Avendo amici di varie provenienze, (quando si ha abbastanza tempo) ci si regola di conseguenza. :)

  17. Key ha detto:

    … Ehi interessante davvero il tuo blog.. ci sono arrivato da google search cercando news su Damasco… Sono morto dalle risate per come descrivi la differente percezione del saluto, e’ assolutamente cosi’ e pensa che pure io quando torno a damasco, mi trovo un po spiazzato i primi giorni, ma poi mi ci abituo. Ciao e complimenti.

    • maaleesh ha detto:

      Grazie. E’ vero, c’e’ da ridere di queste differenze.
      Damasco ce l’ho nel cuore. Ci sono stata un paio di mesi e ho un senso di “lasciato in sospeso”, ne ho parlato nei primi due post del mio blog perche’ l’ho aperto proprio quando ero la’. Ma conto di tornarci.

      • Key ha detto:

        … gia’.. assolutamente vero, negli ultimi 10 anni ha subito un fortissimo impulso di modernita’ (prima era una bella addormentata) in sintonia con una decisa valorizzazione della sua anima antica.. Old Damascus e’ splendida.. si vede che ho nostagia? :( …., Ehi scusa qs e’ il blog sul libano, che e’ bellissimo.. e io mi soffermo su Damasco… Imperdonabile:)

  18. Eireen ha detto:

    Cara Maaleeeesh (scusa se sbaglio il numero delle “a” e delle “e”) lo sai che mi hai fatto troppo ridere? Perché io, che ho sposato un africano, posso dire la stessa identica cosa. Mio marito, occidentalizzatissimo, prende in giro i suoi connazionali per tutta la prassi dei saluti. “E come stai? Bene? Tutto bene? Bene, bene. E tua moglie? Bene? Il piccolo? Tutto a posto, sta bene? E la mamma? Il papà sta bene invece? La nonna, come sta la nonna? E tu, tutto bene? Il lavoro come va?”. Guarda, non esagero e tu lo sai. Ogni volta che prendo su il telefono e trovo mia suocera, non ti dico. Non parlo francese, ma capisco perfettamente che lei mi sta facendo la trafila. E io rispondo. “Oui ca va, ca va. Tout le monde va bien (credo si scriva così…?). E vous?” e lei: “E la mamma? Il bimbo?” e via dicendo… che ridere. Ma per loro è perfettamente normale!

    • maaleesh ha detto:

      Haha, mi pare di sentirla tua suocera, che rispondi o meno, capisci o meno, lei ti sgrana tutto il rosario perche’ e’ cosi’ che si fa! :D
      Lo faceva sempre pure mia suocera. Lo fa ancora, ma almeno adesso la capisco, e la maggior parte delle volte rispondo pure in modo corretto, tanto quelle sono le cose da dire!

  19. giusymar ha detto:

    Trovo questa usanza adorabile!!!!!!!!!!!
    Mi piace da impazzire. Io ci starei come a casa.
    Sono figlia di veneti “ciacoloni” ed abitare in Piemonte mi è sempre stato un pò stretto…
    Vado da mia mamma anche 3 volte al giorno. La bacio sempre sia quando arrivo che quando vado via…se per caso dimentico la borsa e torno in casa ricomincia la trafila…per noi è normale.
    La prima volta che mio marito, allora moroso, ci ha visti non credeva ai suoi occhi…mi ha presa tanto in giro…

    • maaleesh ha detto:

      E vorrei ben vedere! Io invece soffro. Non mi piace parlare troppo, non mi piace il contatto fisico… uhm… ehm… ma non sono un asociale, poco socievole magari si :D

  20. Gian Maria Turi ha detto:

    fatica, eh! yalla yalla…

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