l’onore, la famiglia, le chiacchiere

Chiusa la parentesi TRASH, torno a occuparmi di cose serie! :D

Come da noi, in Libano spesso e volentieri si dice ai figli di comportarsi bene per preservare il buon nome della famiglia. Certe cose non si fanno. E di solito i figli rispettano questo diktat e fanno di tutto per assicurarsi che non facciano niente che possa far vergognare i genitori e la famiglia. O perlomeno fanno di tutto per non farsi scoprire. Si, niente di strano, lo fanno anche i nostri giovani.

La differenza sta nel fatto che qui il Paese e’ talmente piccolo che e’ quasi impossibile fare qualcosa o andare da qualche parte senza incontrare qualcuno che conosce qualcun’altro della famiglia e che puntualmente lo riferira’! Il paese e’ piccolo e la gente mormora, qui e’ un detto applicato alla nazione, non al villaggio…

Pensate poi se si ha la (s)fortuna di appartenere a famiglie come quella di El Merhebi o Zouitar. Queste due famiglie contano un qualcosa come 45000 componenti, piu’ o meno l’1% della popolazione libanese. E vi garantisco che qui un cugino di 37simo gradi, conta quanto quello di secondo!

Insomma, non puoi muovere un passo senza che il giorno dopo tuo padre ti chiami per chiederti cosa ci facevi la’ ieri sera.

Se poi ci si aggiunge la secolare e massiccia emigrazione libanese, il problema assume risvolti globali. Uno rischia di starsene tranquillamente in vacanza a San Paolo, Londra, Caracas o Parigi e tuo nonno chiama tuo padre per dirti che lo zio del fratello della moglie di suo cugino gli ha detto che eri seduto in piazza in atteggiamenti intimi con una persona che non si sa chi e’.

E i giovani libanesi emigrati di seconda generazione? Soprattutto loro devono prestare maggiore attenzione, perche’ i genitori libanesi usciti dal paese molto tempo fa hanno portato con loro un ricordo del Libano legato alla loro epoca. Non hanno visto la trasformazione veloce della nuova generazione. Piu’ libera e disinibita. Moderna e allegra. E come ho detto, i giovani rimasti in Libano, per quanto difficile, cercano di non dare un dispiacere alla famiglia e quindi cercano di non farsi scoprire. Un’amica, figlia di emigrati libanesi in Italia, si e’ sentita dire per tutta la vita che doveva adattarsi alle usanze italiane, ma non dimenticare mai che apparteneva ad un’altra cultura. Per esempio, non ci si sbaciucchia per strada, non si dicono le parolacce, quanto meno in presenza di uomini, non si ride ad alta voce, non ci si veste troppo scollate, cose cosi’. Quelle stesse cose che anche i nostri genitori italiani ci hanno sempre raccomandato. Quando questa ragazza e’ venuta in Libano poi, mi ha raccontato ridendo che certi atteggiamenti e modi di fare, nemmeno in Italia li aveva visti.

E tutto questo mi fa pensare a mio cognato, che ha una figlia adolescente e a cui ho chiesto qualche anno fa, ridendo, come avrebbe reagito ai primi amori di sua figlia. La mando in Libano, mi rispose.

Maalesh nipotina, non lo diciamo a tuo padre che verrai a divertirti qui!!

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53 risposte a l’onore, la famiglia, le chiacchiere

  1. Tamerice ha detto:

    Ahahah…. la famigghia…
    In Libia abbiamo le tribù, Mansouri, Warfalla, Forjani, etc… ma per fortuna (fortuna…?) non ne faccio parte, organizzatissime, coi database i tutti i componenti….
    In Italia vivo in una valle lombarda dove (forse unica) c’è ancora il senso del clan, della tribù (di stampo celtico)… e anche qui, purtroppo non ne faccio parte (purtroppo…?), non essendo nativa del luogo. Questo mi ha reso più libera ma anche vista – tutt’ora – come una forestiera, nonostante i miei quarantanni di permanenza…

    • maaleesh ha detto:

      Hehe, fantastico. Io adoro essere forestiera, credo di averlo detto. Mi consente di scegliere di prendere solo i lati positivi, come si l’essere straniera mi permetta di non avere responsabilita’.
      L’idea del clan e’ comune a tutti i paesi arabi, no? Forse in Libano un po’ meno, almeno all’apparenza, ma e’ ancora molto radicata.

  2. tatagioiosa ha detto:

    Mi ricordo un delizioso film degli anni Ottanta, “Stregata dalla luna”, nel quale venivano raccontate con molta grazia le abitudini dei clan italiani negli Usa. Poi c’è stato “Il mio grosso grasso matrimonio greco” ed è toccato ai Greci fare la figura dei simpatici caciaroni familisti. Infine “Un bacio appassionato”, di Ken Loach, che parlava delle abitudini pakistane. Ci siamo, forse, davvero evoluti in Italia? Le famiglie invadenti e moraliste di una volta non ci sono più? Dal tuo osservatorio esterno, che ne pensi?

    • maaleesh ha detto:

      Chissa’ se poi di evoluzione si puo’ parlare. Non ne sono cosi’ sicura. Credo che avere una famiglia che ti “controlla” possa aiutare ad evitare sbandamenti o scelte sbagliate.
      Io quando torno in Italia saluto fratelli e sorelle di mio padre e l’unica nonna rimasta. Gli altri se capita di incontrarli, senno’ niente. Questa e’ pero’ la mia esperienza. C’e’ da dire pure che io sono poco socievole.
      Dai racconti delle mie amiche piu’ care direi pero’ che il concetto di famiglia in senso di clan esiste ancora da qualche parte dell’Italia. Anche se dubito che raggiunga i livelli libanesi.
      Quando invece torniamo dall’Italia si va a salutare, non dico tutti i 45.000 componenti della famiglia, ma un buon 50% direi di si. :D

  3. Pinguino ha detto:

    le chiacchiere ci sono in tutto il mondo, persino nei freddi paesi tra le montagne svizzere..e ovvio piu’ il paese è piccolo piu’ la gente mormora. Gli svizzeri non sono da meno e a me a volte ricordano i paesi della pianura padana in cui sono cresciuta, tutti a parlare dei fatti altrui ..come mia madre che ogni volta che la sento al telefono mi fa l’inventario (non so come altro definirlo) dei morti e dei nati tra parenti/amici..io la definisco, bonariamente ovvio, il gazzettino padano.

    • maaleesh ha detto:

      Si, anche la Svizzera e’ un piccolo stato, quindi immagino che non si scappi nemmeno li’ dal trovare qualcuno che conosce qualcun’altro. Io vengo da un piccolo paese nelle colline marchigiane, e so cosa vuol dire chiacchiere. Quello che mi sconvolge in Libano e’ che e’ davvero una cosa che riguarda tutto il paese nel senso di nazione. Passino le chiacchiere di paese, ma le chiacchiere si stato? :D

  4. unarosaverde ha detto:

    Vivo in una valle lombarda dove c’è ancora il senso del clan, della tribù… e qui, purtroppo, ne faccio parte essendo nativa del luogo!
    Ho provato ad andarmene io, a non crearmi le compagnie in valle, a fare l’isolata…da qualche tempo ci sono tornata a vivere e ho scoperto che tutti sanno perfettamente chi sono e cosa faccio. Sono braccata! Adesso poi che lavoro in un’azienda che impiega un mezzo paese è la fine di ogni possibilità di fare anche una seppur minima trasgressione!
    In positivo c’è da dire che il clan, di solito, nei momenti difficili, smette di giocare al telefono senza fili e viene a dare sostegno.

  5. Suni ha detto:

    hahahhahahaha zia zia zia zia dove la trovo un’altra come te veramente sei stata la mia musa ispiratrice ho iniziato un libro ma si è rotto l’altro computer e quindi e scomparso hahhaha che zietta brava che do darei la vita per te zio e monia !! <3<3<3

  6. Suni ha detto:

    hai ragione ma ricomincare da capo non lo so vedo ma csriverò te lo assicuro lo farò per te !<3 <3

  7. Fullina ha detto:

    Premesso che l’educazione da parte delle famiglie svolge un ruolo importante non solo per evitare che i figli stiano lontani da eventuali sbandamenti e via dicendo, ma anche per un buon vivere sociale. Tuttavia, i condizionamenti, dovuti al comportarsi bene, inculcati sin dalla nascita da parte della famiglia, soprattutto in ambienti piccoli, peggio se rapportati poi a un Paese, sono opprimenti, tolgono una parte di libertà che si riconquistarà solo nel tempo e dopo aver rinunciato a scelte ed esperienze sia positive che negative, ma che dovrebbero essere sempre individuali. Vivere nel buon nome e rispetto della famiglia spesso vuol dire non avere una propria identità, cercando di non deludere le persone alle quali vuoi bene, è inevitabile così parlare con le loro parole e pensare con la loro testa, privandosi di essere se stessi e di vivere la propria vita. L’importante è capirlo… anche se tardi non importa, vivere liberi da condizionamenti è un passo avanti a favore dei nostri figli e della società futura.

  8. vitty ha detto:

    Sono nata e cresciuta in una parte di Toscana che non ha dato i natali ne’ a mio padre,ne’ a mia madre. Perciò a me sono mancate quese sensazioni di appartenenza. Anche la mia città comincio ad amarla ora che i genitori non ci sono più. Loro non la “sentivano” e rimpiangevano ,babbo la bella Firenze,mamma il suo amato Borgo a Buggiano ( paese della Val di Nievole vicina a Montecatini Terme ) . Amici e parenti tutti lontani. Ma quanto,quanto vorrei averli avuti vicini!!!!!!

    E’ bello sentirti parlare dei tanti parenti libanesi. Mi fai conoscere una realtà che non ho mai avuto,ma che ho sempre desiderato!

    • maaleesh ha detto:

      Si, bello. Pero’, quando sono troppi, dove ti giri spunta fuori un parente! ;)
      Vicini o lontani dalle terre natie, i problemi e i rimpianti sono gli stessi. Curioso, vero?

  9. gogoyubari88 ha detto:

    ahaha =D che bella la risposta di tuo cognato!! Comunque è molto simile ai paesini del sud, da dove arriva la mia famiglia, dove tutti sanno tutto e non bisogna disonorare il cognome. :P Tutto il mondo è paese!!!!! =D

    • maaleesh ha detto:

      E’ vero, tutto il mondo e’ paese. E i libanesi lo prendono alla lettera: non importa dove tu sia nel mondo, uno della famiglia ti trova! :D
      E pensa che invece abbiamo scoperto che al nord e’ uguale se non peggio!

  10. Vickyart ha detto:

    ahahaha! grande! …. è vero che chi ha il pregio-difetto di avere una famiglia numerosa parte svantaggiato..in qualunque paese del mondo! :-D ciaoo buona domenica!

  11. Eireen ha detto:

    Tutto questo mi ricorda quando abitavo in Austria dieci anni fa. Austria e Germania, si sa, sono piene di emigrati turchi di prima e seconda generazione (forse anche terza). Conoscevo appunto una ragazza turca, figlia di turchi, ma nata lì, a Salisburgo. I suoi genitori, nonostante i 20 anni di permanenza in Austria, non parlavano tedesco e stavano solo con i loro connazionali. Lei era ovviamente più inserita, ma sentiva il conflitto fra i suoi desideri, la cultura in cui era cresciuta e le usanze e le educazione trasmesse in famiglia. Ad esempio non le era permesso avere un ragazzo, guai, neanche per scherzo e mi ricordo ancora il suo timore che qualcuno (intendo qualche turco) la beccasse in compagnia di un rappresentante del sesso opposto. Avrebbe riferito subito tutto in casa con le conseguenze dovute.

  12. dona ha detto:

    Io vivo in un’isola della Laguna Veneta. Certo conta 17.000 abitanti ed è nel nord Italia, però… :D

  13. elga ha detto:

    Ah, bel tema. Anche io ho un “clan” in Italia. Qui un po’ mi manca, là un po’ mi soffoca. In particolare la “radio” di famiglia, dai il la ad un argomento ad una zia, stai sicura che nelle 24ore seguenti tutti ne sono al corrente…. se vuoi diffondere una notizia, è efficace ed economico. Se non vuoi diffondere un’ informazione, allora acqua in bocca con tutti!!!

    • maaleesh ha detto:

      A volte le persone sanno le cose prima di noi. Pensa che una mia zia sapeva che il ginecologo mi aveva detto che avevo una femmina un mese prima che lo facesse effettivamente!! ;)
      Giuro che e’ vero. Mi chiamo’ mio padre per dirmi perche’ non lo avessi detto a loro…

  14. niki ha detto:

    Quando ero piccola ho avuto la fortuna di godermi la famiglia come clan e mi è dispiaciuto quando, negli anni 80 si è sfaldata definitivamente. Adesso ho un marito e due gatte asiatiche… a volte il clan mi manca, ma forse, se non fosse sparito, io vivrei ancora in quella bella ma soffocante e noiosa città in cui sono nata!

  15. Mary ha detto:

    Vent’anni fa decidemmo di lasciare il caos di una grande città per un paesino di provincia. Aria buona, verde tanto, grandi spazi, vita a dimensione umana. Ma… a volte ho nostalgia dell’anonimato cittadino. Dopo tanti anni, per me, è difficile ancora conoscere un po’ tutti quì, ma tutti, in special modo i “locali” sanno vita, morte e miracoli della nostra famiglia! E poi ci sono i clan, dove è difficile entrare in comunicazione e dove, per i componenti, sei sempre una “forestiera”… anche dopo anni ed arrivando da una città a meno di 60 chilometri da quì!
    E se vuoi diffondere una notizia non c’è solo la zia….
    Maaleeesh, ci vuole pazienza…

    P.S. Hai più provato la ricetta delle brioches siciliane?

    • maaleesh ha detto:

      Haha, forestiera e’ un termine che usano pure per me, ma non in Libano, pensa. Bensi’ quando torno al mio paese! Il tuo paese somiglia molto al mio allora.
      Non l’ho ancora provata. Motivo n. 1 Ci sono ancora ben piu’ di 30 gradi… Motivo numero 2 Piccoletta dorme sempre meno… sara’ colpa del motivo numero 1?

  16. Le Ricette di Tina ha detto:

    Noooo anche questo?!?!?!hihihihihih sai ke noi quando ci spostiamo..anzi spostavamo..in qualsiasi posto dell’Italia incontravamo un nostro vicino di casa..i nostri compaesani sono internazionali hihihi..non puoi capire che nervi!!!mi chiedevo sempre..cavolo ma anche qui?ma com’è possibile?!?!?!?complimenti per la numerosissima famiglia..ma quanti figli hanno?il mio paesino ne conta la metà di cittadini pensa un pò.Un bacione tesoro

    • maaleesh ha detto:

      Hehe, ne fanno sicuramente tanti (anche se devo dire che la media e’ scesa molto da qualche anno) ma e’ numerosa perche’ tutti quelli con lo stesso cognome sono famiglia!
      P.S. Pensavo che eri talmente delusa da quel brutto episodio da non passare piu’, poi invece ho visto che avevi problemi col computer :D

  17. Lipstick ha detto:

    Quando mi sono trasferita da Torino nel paese (la chiamano città ma ha circa 28.00 abitanti cioè meno degli abitanti che c’erano nel mio quartiere a Torino…) in cui vivo all’inizio ho avuto un senso di claustrofobia. Adesso, dopo 5 anni, sono quasi spaventata dal fatto che chiunque sa cosa faccio e dove sono. Un giorno alla festa di chiusura dell’anno scolastico, la maestra di Tatino mi ha detto di avermi vista arrivare e salutare mio marito che poi è andato via in scooter… A me la strada era sembrata deserta!! Pauuuraaa uauauaaaa :D

    • maaleesh ha detto:

      Haha, fantastico. Io avevo una vicina che era perennemente affacciata alla finestra. Anche di notte al buio. Col cavolo che la vedevi. Un giorno chiese a mia madre se avevo cambiato ragazzo. Il fatto e’ che mi aveva dato un passaggio un amico dopo il lavoro (lavoravo in un pub all’epoca e lui era l’ultimo cliente).
      Capisco…

  18. Mandorla ha detto:

    Mi sorge una domanda: con i cugini di 37emo grado che contanto come quelli di secondo, come si fa ai matrimoni? :D Si invitano tutti?

  19. maaleesh ha detto:

    Oh, piu’ o meno. Ci faro’ un post apposta per questo. Qui i matrimoni piccoli sono con 400 persone. Il mio sarebbe stato inesistente per i libanesi, eravamo a malapena una cinquantina!

  20. Le Ricette di Tina ha detto:

    noooo ma che scherzi?mai dare soddisfazione a certa gente hihihihi..tesorooooooo mi son dimenticata di invitarti al mio contest!!!prepara una ricetta con le melanzane(si trovano da te?)la posti su giallozafferano e partecipi..che dici??ci posso contare?un bacione grande ciaoo

  21. Le Ricette di Tina ha detto:

    ti aspetto allora!!un bacione buon w.e. cara

  22. Enrico ha detto:

    Ma dai che in fondo è bello così. I paesi dove la famiglia non conta e ti sbattono fuori casa a 18 anni non mi piacciono mica!

  23. daniela ha detto:

    hahah che dire….diciamo che in alcuni casi il fatto che un qualsiasi membro della famiglia faccia qualcosa di sbagliato provoca negli altri un senso di scandalo terribile, allora tutti corrono in soccorso (sopratutto i parenti all’estero) salvo poi doverlo continuamente aiutare perche’ alla fine il tipo ci prende gusto…
    Ma che ci vuoi fare tutto per salvare l’onore della famiglia..maaleeesh!!!

  24. Candido ha detto:

    Sono contentissimo di aver trovato il tuo blog, i tuoi post mi piacciono molto perché hai uno stile semplice, ma speciale per raccontare le storie.
    L’Ungheria è naturalmente un paese più grande del Libano, ma nella piccola regione dove vivo io succede spesso quello che hai descritto. Quando vai da qualche parte è impossibile non incontrare qualcuno che conosci. Poi usiamo spesso le frasi “ah ma tu sei il cugino del compagno di classe della madre di….” :) Ma anche quando vado più lontano, incontro sempre qualche conoscente.

    • maaleesh ha detto:

      Vedi che alla fine non siamo tanto diversi? Facciamo tante storie perche’ quel popolo non e’ come noi, perche’ non si possono integrare, perche’ sono diversi… e invece, se uno si ferma un attimo a pensare, e’ piu’ semplice di quello che si pensa.
      A proposito… conosco una ragazza ungherese (giuro che non le ho mai chiesto se ci sono semafori in Ubgheria) che vive a Senigallia… la conosci? HAHAHAHA :D

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