un’estate libanese diversa

E’ da molto che non scrivo. Ma questo lo volevo proprio raccontare. E ve lo dico subito, mi sono dilungata un po’ troppo stavolta!

Sto passando l’estate in un paesino tra le montagne del nord del Libano. Un paesino che d’inverno conta un centinaio di abitanti, ma d’estate e’ gremito di libanesi che tornano dall’estero, di gente di una citta’ vicina che si trasferisce qui con armi e negozi, di beirutini e tripolitani in cerca di fresco, di arabi del golfo in cerca di verde, di giovani in cerca di avventure con gli sport estremi, di escursionisti che esplorano la riserva naturale e le montagne intorno, di qualche turista occidentale amico di libanesi che gliene hanno tanto parlato.

E qui c’e’ davvero tanto verde, l’aria e’ pulita, il paesaggio lo definirei quasi violento con le sue maestose montagne che sbucano dal nulla e la vista che spazia dalla citta’ di Tripoli e, se il cielo e’ limpido, anche sulle sue isolette, 1500 metri sul livello del mare piu’ sotto, alla provincia di Akkar fino ad arrivare a Tartous in Siria.

La riserva naturale e’ davvero spettacolare, una passeggiata di circa quattro ore e, se non hai voglia di camminare, puoi anche affittare un asinello per poco piu’ di un dollaro. Se sei fortunato ti accompagnano alcuni falchi che volano maestosi sopra di te.

La temperatura non supera I 28 gradi nemmeno a luglio sotto il sole a picco di mezzogiorno che squaglia l’asfalto di Tripoli laggiu’. La sera ci vuole sempre un golfino leggero, anche se poi nella piazzetta del paese, il Midan, vedo adolescenti in gruppo, tutte uguali (come da noi, d’altra parte) con i loro lunghi capelli lasciati sciolti, le cannottierine striminzite e gli shorts talmente short che ne escono le tasche da sotto e donne con tuniche e vestitini scollati e sbracciati. Possibile che non abbiano freddo? Ma e’ estate. In Libano d’estate fa caldo. “Se e’ matto il tempo, mica sono matta io” diceva una vecchietta del mio paese che si vestiva a seconda della data e non della temperatura.

A proposito di adolescenti, a Beirut e’ difficile vedere questi gruppi di ragazzi e ragazze che si fanno una “vasca”. Si rintanano piuttosto dentro i centri commerciali con i loro mac menu, i mac flurry, una maglia fantastica appena comprata e magari un cinema. Tutto nello stesso posto, al chiuso. Qui invece ce ne sono a branchi in giro per il paese. E mi e’ piaciuto, fanno quello che dovrebbero fare alla loro eta’.

Peccato quei telefonini sempre in mano. Rigorosamente. Come se la loro vita sociale dipendesse da quello.

Il cibo poi e’ meraviglioso, mai vista una mesa (gli antipastini libanesi) cosi’ vasta, il kebbe (polpette di carne e grano ripiene di carne) preparato in 25-26 modi diversi, il darfir (un formaggio caprino) cosi’ ricercato, ma gelosamente custodito perche’ la produzione e’ poca. Se lo vuoi mangiare devi venire qui. Lo zaatar (il timo selvatico) che le donne mescolano sapientemente al summaq e ai semi di sesamo che tostano personalmente. Il manoucharo mi fara’ un monumento quando me ne andro’.

Manoucharo, non ricordo chi per prima lo ha tirato fuori tra le mie amiche italiane, e’ la parola per definire chi prepara il manouche, una specie di piadina farcita con zaatar, appunto, o formaggio o labneh (yogurt a cui e’ stato tolto il siero, tipo Philadelphia) e chi ha piu’ fantasia la usi. Si cuoce al forno o sul saj, una specie di piastra a cupola, che io preferisco di gran lunga.

E la frutta. Pesche piccole e dalla polpa bianca dolci e succose, fichi che sembrano una marmellata e che ti vendono sulla strada appena raccolti e sistemati in graziosi cestini, ciliege nere, grandi e ricche, mele croccanti che non hanno nulla da invidiare alle nostre della val di non.

Pero’… l’ho detto sicuramente tante volte, in Libano c’e’ sempre un pero’!

In questo paesino i giorni in cui fa quei 28 gradi, da 2 mesi a questa parte, li posso contare sulle dita delle mani e probabilmente mi basteranno per contare anche quelli di settembre. Inutile raccomandarsi alle decine di santi e madonnine a grandezza naturale che incrocio ovunque. La mattina mi sveglio sotto un bellissimo sole e guardo dal terrazzo il corno che ho di fronte, poi giro lo sguardo su Tripoli e sopra il mare e le vedo. Sono le otto di mattina e sono in fase di assembramento, per le dieci, massimo le undici, saranno arrivate: le nuvole. Incappucceranno il corno qui di fronte conferendogli una certa aria novembrina,

poi sommergeranno il crinale sul quale e’ appoggiato il paesino e rimarranno fino alle sette di sera.

Bello, magnifico spettacolo della natura, quando arrivano e ti avvolgono, il camminare in mezzo alle nuvole… il primo giorno dici: wow, che bello, il secondo pure, il terzo dici: anche oggi?, dopo quindici giorni ti va decisamente sulle scatole. Le nuvole sono fredde e bagnate! In piscina non puoi andare, al parco con piccoletta nemmeno. Oh, il parco… in un posto cosi’ ricco di verde e boschi e alberi sono stati capaci di fare un playground sopra gigantesca una spianata di cemento, mah. Quello che ti rimane da fare e’ una passeggiata in piazzetta, ma passeggiata e’ un eufemismo. Nel mio paese in Italia piazza della Repubblica sembra Place de la Concorde a Parigi se messa a confronto con il Midan. Saranno 40 passi in lunghezza. In larghezza nemmeno la considero, ne saranno una decina. C’e’ una piccola fontana nel mezzo, non funzionante e usata come secchio dell’immondizia, buona per farci girotondo con piccoletta. E’ circondata da caffe’, bellissimi nei loro palazzi antichi,

ma piuttosto noiosi per una bimbetta che preferisce correre su e’ giu’ nella piazzetta.

Per arrivarci poi… bisogna percorrere in macchina stradine strette a senso unico dove invece si viaggia a doppio senso di marcia, dove rimaniamo invariabilmete incastrati fino a che qualcuno si decide a spostare la macchina parcheggiata dove capita o qualcun’altro si ricorda che non sta in salotto, ma in mezzo alla strada e interrompe i saluti col tizio dentro il negozio li’ di fianco, dove i viglili piazzano le loro transenne e i loro segnali di divieto di accesso, salvo poi spostarsi per far passare le macchine che vogliono passare. Per non parlare di una salita che avra’ una pendenza del 20%, tutta una curva, stretta e ripida, dove mi imbatto regolarmente in auto che scendono contromano e che pretendono che io faccia marcia indietro per far passare i loro macchinoni dai vetri oscurati. Si sbagliano se pensano di farmi paura. Primo: non sono io che devo tornare indietro, secondo: visto mai prendo qualche ragazzino che sbuca da dietro la curva salendo sparato con il suo quad. Ora mi sono rassegnata, parcheggio all’inizio del paese e salgo a piedi. Anche con il passeggino e gli ostacoli, ci metto meno che in macchina.

Ecco, questo e’ Ehden, che e’ verissimo che e’ bello, ma per un weekend, non certo per viverci.

Piccoletta, 3 anni a ottobre, almeno 2 volte al giorno mi fa: mamma, andiamo a Beirut?

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40 risposte a un’estate libanese diversa

  1. MarinaV ha detto:

    Carissima, bentornata! Mi sei mancata…. :)

    • maaleesh ha detto:

      Grazie Marina! Non so se sono tornata, ma avevo proprio voglia di scrivere quello che pensavo nelle notti insonni :D
      Ma fra un po’ inizia la scuola di piccoletta, magari ricomincio davvero!

  2. Mary ha detto:

    E “piccoletta” c’ha ragione! Il paese, il cibo, la natura, il clima saranno pure affascinanti a Ehden, ma i bimbi hanno bisogno dei loro spazi, dei loro giochi, dei loro amichetti e non credo possa divertirsi tanto in quel posto…
    Bentornata Deborah, spero avrai ancora molto da raccontare…

  3. Tamerice ha detto:

    Mamma mia Deborah che bel post, mi uccidi quando parli del cibo preparato e della frutta e forse del forno a cupola e del suo pane sublime ne hai parlato con me? Non ne sono sicura perchè lo decanto spesso….
    Bentornata, leggerti è proprio un piacere, mi raccomando teniamo in allenamento la penna o meglio la tastiera… Baci

    • maaleesh ha detto:

      Non ne abbiamo mai parlato di quel forno. Ma magari la colpa e’ mia che non sono piu’ passata, come del resto non ero piu’ passata nemmeno da me! :D
      Un bacione a te

  4. Daniela ha detto:

    Finalmente!! Benedette nuvole di edhen che ti hanno riportato a scrivere!!! Comunque piccoletta ha tutta la mia solidarieta’ non vedo l’ora di riavervi qui!!! Pero’bella l’immagine della piazzetta con le adolescenti in pantaloncini con il telefonino in mano…..sembra quasi un’immagine italiana!!!

  5. helga ha detto:

    Bentrovata! E si, è difficile trovare un posto senza “però”… io che sono rientrata in Italia sono diventata supercriticona verso i miei compaesani, ma di fatto (come nel tuo caso che descrivi) non si tratta di critiche da pessimista, piuttosto di osservazioni sulla maleducazione della gente, diventata arroganza. Per dirne una e pure terra terra, ora che ho ripreso a guidare non passa giorno senza che non infili imprecazioni su automobilisti CRETINI (ha imparato subito il vocabolo, la mia grande e le ho spiegato perchè mamma ne incontra tutti i santi giorni ) che ignorano le basi del codice della strada. La vita sarebbe più semplice se venissero rispettate da tutti un minimo di regole di base….

    • maaleesh ha detto:

      ahah, io in Italia non ne ho di questi problemi… sara’ perche il mio paese conta a malapena 4000 anime, ma in macchina si cammina sempre bene!
      Ma e’ verissimo, tutto sarebbe piu’ semplice, non solo il traffico, se si rispettassero alcune regole essenziali… anzi una: rispettiamo tutti gli altri!

  6. asli ha detto:

    ciao, ho scoperto il tuo blog solo da un pò, e non vedevo l’ora di leggere altri tuoi post. complimenti, mi piace davvero tantissimo. mi sento a casa quando passo di qui. grazie.
    asli

  7. Enrico ha detto:

    Bentornata!!! ti dirò che sentendo le notizie e i filmati che ogni giorno si vedono delle cose che accadono a pochissimi chilometri da te, ero un po’ preoccupato di non leggerti più. Mi sembra quindi che lì tutto vada bene e che non ci siano sconfinamenti e contaminazioni, per fortuna.

    • maaleesh ha detto:

      Purtroppo ce ne sono di sconfinamenti, soprattutto al nord, a Tripoli, ma a volte anche a Beirut. Pero’ grazie a Dio sembra che questi “tafferugli” (la nostra ambasciata definisce cosi’ gli scontri con morti e feriti che ci sono ogni tanto) siano tenuti ancora sotto controllo dalle forze dell’ordine libanesi (sempre secondo la nostra ambasciata…)

  8. E lo sapevo io che facevo bene a non cancellarti dal mio reader! Bentornata! I tuoi racconti e il tuo humour mi erano davvero mancati!

    • maaleesh ha detto:

      Grazie! E spero davvero di essere tornata. In testa ne ho di cose, ma il percorso dalla mia testa al blog sembra sempre lungo. 6 giorni tra quando ho scritto questo e quando l’ho pubblicato… vabbe’, come dicevo poco sopra, sta per iniziare la scuola! :D

  9. Chiara ha detto:

    Che bello tornare a leggerti…. Ti abbraccio!

  10. Laura spezzina ha detto:

    Debora, come scrivi bene! Io fossi in te manderei due foglietti alle case editrici, ne uscirebbe un libro bellissimo d sicuro. Bacini!

  11. esercizidipensiero ha detto:

    finalmente cara! mi hai messo fame, oltre che voglia di partire, accidenti.

  12. dona ha detto:

    Bentornata Debora, credevo non tornassi più…

  13. Laura ha detto:

    Oooh, finalmente! Che bella sorpresa! Come ti ho detto in altra sede mi sei mancata molto e spero sinceramente che il tuo ritorno sia definitivo.
    Riguardo a Ehden, non ci sono mai stata, ma l’ho sentito nominare perchè se non erro un nostro amico è originario di quella zona (tra l’altro, dopo anni di permanenza in Italia, è tornato in Libano con la famiglia e dovrebbe essersi stabilito proprio da quelle parti: magari lo conosci persino, tanto lì ci si conosce un po’ tutti!!).
    Io fantasticando (soprattutto suggestionata dal nome) l’avevo immaginato come una specie di paradiso terrestre. Evidentemente non è esattamente così. Come dappertutto, ci si mettono sempre gli uomini a rovinare l’idillio.
    P.S. Sai che mio marito in questo momento è in Libano?

  14. Laura ha detto:

    No :), si chiama Aline. Ma non mi stupirebbe più di tanto se alla fine scoprissimo che li conosci davvero (o se conosci qualcuno che li conosce). Ogni volta che andiamo in giro e ci capita di incontrare libanesi (cosa frequentissima) basta citare cognome e villaggio di origine di mio marito per generare una discussione sulle rispettive conoscenze degli interlocutori, che, nel 90% dei casi porta al riconoscimento di una qualche relazione tra i due.
    Per dire, in Lussemburgo abbiamo incontrato un ex collega della zia di mio marito, a Parigi e (lui) ad Amsterdam due ex compagni di scuola, a Roma la vicina di casa del suo migliore amico.
    Ormai è diventata una barzelletta..

  15. Fulvio ha detto:

    Ciao Debora, sai ho fatto amicizia con una ragazza libanese che mi ha fatto nascere la curiosità su questo Paese e girovagando in internet, l’anno scorso ho scoperto il tuo blog. Ho letto (direi anche divorato) tutto quello che hai scritto e raramente ho riscontrato in altri blog uno stile di scrittura così coivolgente. Puoi immaginare il mio “disorientamento” quando non hai pubblicato più niente. Tenacemente ho tenuto il sito tra i “preferiti”, e ho fatto bene!!!! Finalmente sei tornata (con un altro post magistrale). Spero che tu riprenda a scrivere con costanza e….piacere di averti conosciuta….

    • maaleesh ha detto:

      Ciao Fulvio,
      grazie per le tue parole. Mi hanno fatto un piacere immenso
      Ora che piccoletta inizia la scuola probabilmente riusciro’ a scrivere.
      Il piacere e’ tutto mio… e scusami ancora ;)

      • Fulvio ha detto:

        Debora, sei tu che devi scusare me. Tra le cose che mi racconta la mia amica libanese, c’è anche la difficoltà di usare internet, oltre alla corrente che salta spesso, ma mi era uscito di mente e sono stato così presuntuoso da non capire che la tua vita non è solo gestire questo blog. Spero di rileggerti presto…

  16. Enrico ha detto:

    Perché non scrivi qualcosa della situazione. Qui sui giornali si legge solo quello che vogliono scrivere e le cose sonbo sempre viste con una lente deformante che disarma: Sarebbe bello capire meglio per noi quello che succede davvero. (anche sulla visita del Papa magari)
    ciao

    • maaleesh ha detto:

      hehe, immagino che per scrivere della situazione dovrei chiedere spiegazioni ai libanesi… se trovo qualcuno che ci ha capito qualcosa… e’ talmente complicato che ti passa la voglia di perderci tempo. Lo so, sono egoista, ma come mi e’ capitato di dire, una delle cose che piu’ mi piacciono del fatto di essere una straniera e’ che mi evita la responsabilita’ di cio’ che mi accade intorno, non me lo potevo permettere in Italia. Quando qui qualcuno mi parla della situazione o di politica, io dico sempre di si, che ha ragione. Tanto alla fine e’ come dappertutto, i politici riempiono le teste ai loro votanti e gli fanno fare il lavoro sporco. E loro continuano ad arricchirsi con la scusa del “paese in stato di guerra”.
      Quello che mi rompe e’ che. come ieri, ogni tanto non si puo’ andare da qualche parte perche’ manifestano. E mio marito che mi chiama perche’ l’ambasciata gli ha mandato il messaggino…
      uhm… la sto facendo tanto lunga che quasi quasi ce lo facevo un post :)

  17. arianan ha detto:

    Eccomi qui sul tuo blog. Sono contenta che tu sia tornata a scrivere. La prossima volta che vengo in Libano farò un salto a Ehden, ma solo per un week end, no? Quest’anno la zona di Tripoli e dintorni era off limits per mio marito e dire che ogni anno mi promette di andarci. Ormai è una delle poche città più importanti che mi manca di visitare in Libano. E poi ci sentiamo per un caffé… il prossimo anno ormai… ciao! arianna

  18. che bello! ma soprattutto che fame!!! ;-)

  19. Laura ha detto:

    Ti passo a trovare in questi giorni difficili…
    Come state?

    • maaleesh ha detto:

      Grazie a Dio stiamo bene. Purtroppo eravamo la’ perche’ piccoletta va a scuola li’ e era appena uscita da scuola, ma, a parte la paura, non ci siamo fatti niente. A lei abbiamo detto che era un grande grande fuoco d’artificio. E’ stata la cosa piu’ difficile, fare finta di ridere e cercare di tenersi dentro tutto l’orrore per non trasmetterlo a lei.

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