sulla via di Damasco

Vivo in Libano, a Beirut, ma apro questo blog da Damasco. O forse proprio perche’ sono a Damasco.

Sono qui da poco meno di un paio di mesi, ho seguito mio marito e il suo lavoro. Sono arrivata in questa citta’ sorprendente con i suoi 4000 anni di storia e quasi 10 milioni di abitanti e mi sono lasciata incantare dalle sue case tipiche damascene, dai suoi suq, dalla sua gente, dai suoi profumi, da Jabal Kassioum che sovrasta tutta la citta’.

Mi raccontano che il profeta Maometto si sia fermato in un paesino poco distante perche’ voleva godere del Paradiso in Paradiso e non a Damasco. Mi raccontano che c’e’ l’impronta di un piede in quel paesino e che e’ la sua.

Entro nella Moschea Omayyade insieme a tanti altri cristiani perche’ c’e’ la tomba di San Giovanni Battista. E mi vengono in mente le parole, lette non so piu’ dove, di un restauratore di mobili che si chiedeva perche’ l’Occidente non riesce ad accettare che Cristiani e Musulmani vivano insieme quando loro lo fanno da secoli.

Entro nei negozi di spezie perche’ le vecchie scatole di latta che le contengono mi affascinano, e mi faccio raccontare tutti gli odori che non conosco. Parlo con i tassisti nel mio arabo stentato perche’ nessuno meglio di loro conosce la citta’ e mi puo’ suggerire dove andare. Poi pero’ mi fregano sul prezzo, piu’ sono gentili e piu’ mi fregano. Ma com’e’? Maalesh, ho imparato a dire in arabo che saro’ pure italiana, ma non stupida. Ci facciamo una bella risata e mi faccio fregare il giusto.

Porto la piccoletta in uno dei tanti parchi pubblici attrezzati anche per i bambini, e tra gente che fa il picnic sul prato, coppiette che passeggiano tenedosi per mano, mamme che trascinano bambini che non vogliono tornare a casa, guardo la mia piccoletta felice sullo scivolo o seduta a raccogliere fili d’erba.

E poi… poi c’e’ tutto il resto. lo sanno tutti che il mondo arabo sta attraversando un momento importante. E la Siria e’ prossima ad unire la sua voce al coro gia’ imponente.Si sente nell’aria. E’ come una vibrazione. Non si dice mai apertamente. Mi raccontano sottovoce e guardandosi intorno che qui capita che 2 o piu’ fratelli lavorino per i servizi segreti, ma nessuno sa dell’altro. E cosi’ non ci si fida. Non si parla.

Poi inizia, timidamente, con uno sparuto gruppo di studenti che manifesta davanti ad un caffe’ molto frequentato in centro citta’. Dura 5 minuti, perche’ spariscono, letteralmente. Poi un gruppo piu’ nutrito si confonde tra la gente che affolla il suq vecchio e grida “siriani, dove siete?”

Mentre succede, noi siamo all’ipermercato del mall. Quando usciamo, nel bar di fronte la gente guarda la tv con gli occhi spalancati e le mani davanti alla bocca. Ci avviciniamo al ragazzo al bancone e chiediamo cosa stia succedendo. “Niente” ci risponde. Mio marito insiste e lui ripete: “niente, niente, non e’ niente” poi si volta e mentre lo fa ci dice sottovoce che non puo’ parlare. Noi ci mettiamo a ridere. Che vuol dire non puo’ parlare? Lo stiamo vedendo in tv. Ops! Lo stavamo vedendo, non c’e’ piu’ segnale. Vabbe’, ce ne andiamo. E nel voltarci  notiamo una donna del servizio di sicurezza proprio attaccata a noi. Ci segue passo passo finche’ non prendiamo le scale mobili. Li’ si ferma, ma in cima alla scale un altro uomo si avvicina. Non dice niente, non chiede niente. Solo sta appiccicato a noi. Fino a che non saliamo sul taxi per tornare a casa. Io sono indignata. Io non c’entro niente. Sono una straniera. E la cosa che piu’ mi piace dell’essere straniera, e’ che posso permettermi di farmi solo sfiorare da quello che capita intorno a me. Il giorno dopo ci dicono che siamo stati fortunati. Gli stranieri che fanno domande vengono scambiato per giornalisti, e i giornalisti non sono graditi qui.

Maalesh! Stasera ce ne torniamo a casa a Beirut!

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14 risposte a sulla via di Damasco

  1. Cristiana ha detto:

    Brava Debora! Mi hai trasportato in un altro mondo.

  2. the siren ha detto:

    Brava! Hai fatto benissimo a iniziare a scrivere questo blog. Internet è uno strumento meraviglioso: sfruttiamolo!

  3. maaleesh ha detto:

    @Cristiana: grazie!
    @the siren: merito (o colpa) tuo

  4. jolesulprato ha detto:

    Bellissimo racconto, molto coinvolgente.

  5. Ali ha detto:

    grazie per le emozioni che mi hai regalato.è se capiti un’altra volta in Siria non chiedere mai quanto costano le banane (Johnny Stecchino).capisci a me…

  6. maaleesh ha detto:

    Ali, haha, l’abbiamo detto pure noi!!!

  7. Lipstick ha detto:

    Bellissimo blog, brava. Mi piace quello che racconti e come lo racconti: è molto divertente. Condivido con te le “distanze allungate” 🙂 (bellissima immagine … per me).
    Continua a raccontare!
    Lipstick

  8. DiegoDDM ha detto:

    ho letto il tuo blog all’indietro, dall’ultimo post delle tende, velo, suriname a questo che sembra essere il primo.

    mi piace come scrivi e il paio di occhiali che usi per vedere il mondo

    ti ho aggregato al google reader!

    alla prossima!

  9. dona ha detto:

    Post molto bello. Hai reso benissimo l’atmosfera incombente di quello che sarebbe successo poi, e che sta ancora succedendo. E te ne sei andata giusto in tempo… Menomale!

    • maaleesh ha detto:

      Dona, grazie. Mi ha fatto un piacere immenso. Ce ne siamo andati proprio per questi eventi, senno’ non l’avrei lasciata Damasco. Mi e’ davvero rimasta nel cuore.

  10. francesca ha detto:

    Ciao Debora,
    volevo ringraziarti per questo tuo racconto. Manco da Damasco ormai da qualche anno, ma non riesco a staccarmene, vive dentro di me ogni giorno,perchè come sai non è possibile dimenticarla..
    Grazie per avermi di nuovo riportata a jabal Kassioum e a suq l-amidiyya..la voglio ancora ricordare così come l’ho lasciata e senza la sofferenza e il dolore che sta vivendo oggi..
    ..wa lakin yallah shabab!!!

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