quattro o cinque cosette

Ci sono parole che e’ essenziale sapere per chi ha a che fare con un libanese.

La prima e’ habibi (e qui mi rivolgo soprattutto alle ragazze italiane che stanno con un libanese), lo sanno quasi tutti, significa amore mio. Io ci sono passata. Te la dicono un giorno, cosi’, buttata la’ questa parola. E ti riempie il cuore quell’habibi. Cosi’ dolce, con quell’aspirazione all’inizio appena accennata e la doppia sillaba in “I” che la rende cosi’ leggiadra. Tu pensi ai suoi occhi neri con il sapore mediorientale che tanto cantava la Nannini e torni a casa gongolante. Be’, non vi fidate! Perche’ poi, quando verrete in Libano, scoprirete con una profonda delusione come habibi sia usato per rivolgersi al tassista, all’idraulico, al poliziotto, naturalmente con gli amici e addirittura pure se litigano! Fatevelo dire in italiano, che e’ meglio.

C’e’ poi la stra-nota inschallah. Chi non la conosce? Chi non ha almeno sentito nominare il libro della Fallaci? A Dio piacendo, se Dio vuole. Per una sorte di rassegnazione, remissione al volere di Dio, accettazione del fatto che tutto succede perche’ e’ Dio che lo vuole, questa parola viene usata in continuazione. Passi da me domenica? Inschallah. Andiamo in Italia a Natale? Inschallah. Poi pero’, quando chiedi al mobiliere se ti consegna il letto domani, quello ti risponde inschallah uguale. E tu ti chiedi se lo fa perche’ sa gia’ che domani non verra’ e quindiquando chiamerai per sapere del letto puo’ sempre dirti che evidentemente Dio non lo ha ritenuto opportuno…

Questo ci porta ad un’altra parola, tanto odiata da noi stranieri. Aaboukra. Domani. Ma non e’ come da noi, qui domani e’ inteso come un domani, non e’ detto che sia proprio il giorno che viene dopo oggi. E loro se ne approfittano di questo significato diluito del domani. Oh, se se ne approfittano.

Piccola divagazione, se un ragazzo chiede ad una ragazza se prendono un caffe’ insieme e se la ragazza in questione risponde: aaboukra inschallah, habibi, un italiano pensa probabilmente che e’ fatta. Un libanese sa che e’ un bel NO, politicamente corretto, forse, ma sempre un no.

Yalla, anche questa famosa, forse grazie al film yalla yalla (molto divertente, tra l’altro, fatto e interpretato da un giovane libanese), usata per dire dai, su, forza, suvvia. C’e’ chi non la sopporta, ma io trovo che sia simpatica. Suona bene. E la usano spesso. Ti trovi nel traffico e svolti sperando che la traversa sia piu’ libera, invece e’ bloccata pure quella (come del resto tutta la citta’) e un bel “YALLAAAAA” a pieni polmoni aiuta a scaricarsi un po’, non trovate?

C’e’ poi, ovviamente, la mia maalesh. Figuriamoci, succeda quel che succeda, maalesh. E’ una filosofia di vita la loro. Non la sto nemmeno a spiegare.

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welcome to lebania

Anche se uno vive in un posto da anni, capita di fare qualche ricerca in internet per sapere qualcosa di quel posto. E a volte scopri cose inaspettate. O inizi a girovagare attraverso una lunga serie di link e ti ritrovi in un sito chiedendoti come ci sei arrivata e che cavolo stavi cercando all’inizio! Ecco, io non me lo ricordo quello che cercavo, ma ho trovato questo.

Altro non e’ che un semplice gioco di guerra on-line, come ce ne sono tanti. Confesso che io non me ne intendo, e nemmeno mi interessa, ma mi dicono che questo sia sul genere di Travian, dove costruisci il tuo impero, ti fai il tuo esercito e parti alla conquista del mondo. In Lebania lo scopo del gioco e’ recuperare i cedri d’oro rubati dai Natars. Pero’ non riuscirai mai a vincere (e’ un’impostazione del portale) se non fai delle alleanze con gli altri giocatori.

Ma quello che rende particolare il gioco, e’ che e’ settato per rispecchiare la situazione politico-sociale libanese. Perche’ i libanesi non ne hanno abbastanza dei loro battibecchi continui piu’ o meno gravi, quindi, giustamente, dopo una giornata passata fuori casa a litigare e discutere di politica, se ne vanno a casa a giocare sul pc con lo stesso argomento che li fa dannare!

Ci sono quattro tribu’: Quraish, che rappresenta i musulmani, Trinity, ovviamente cristiani, Tawhid per i drusi e Yerevan, che sono chiaramente gli armeni. Scelta la tribu’, bisogna scegliere a quale gruppo affiliarsi. Gruppo che si sceglie da una lista che rappresenta tutti i partiti libanesi (o quasi tutti, chissa’ perche’, il partito comunista non ne fa parte!).

Ora qualcuno potrebbe pensare che possa essere un gioco provocativo, altri che non sia una buona idea imitare cosi’ precisamente la situazione reale del paese, ma il creatore, di cui, per quanto io abbia cercato tanto tra le varie recensioni, nessuno e’ riuscito a trovarne l’identita’, il creatore, dicevo, sostiene che promuove invece l’unita’ dei giocatori, perche’ alla fine, dopo tutte le battaglie, e’ solo uniti che si potranno recuperare i cedri rubati dai suddetti Natars (anche questo suona familiare, no?). Si, certo. Intanto pero’ devono massacrarsi fra di loro prima di arrivare alla fine…

Io, personalmente, concordo con chi ha detto che alla base di tutto non c’e’ la volonta’ di far capire ai libanesi che si devono unire, ma una studiata, valida, intelligente scelta di marketing!

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questo blog non inquina nulla. e il tuo?

E cosi’ ho anch’io il mio blog carbon neutral. E’ gia’ qualche settimana che ho messo il bannerino, ma non avevo ancora fatto il post come richiesto. Un’iniziativa che ho trovato simpatica. Metti il banner, ci scrivi sopra un post e loro piantano un albero che annulla l’emissione di anidride carbonica prodotta dal tuo blog. E pensare che non ci avevo mai nemmeno pensato che un blog potesse produrre anidride carbonica.

Ben poca cosa rispetto a tutto quello che bisognerebbe fare, ma i percorsi si fanno a piccoli, singoli passi, no?

Qui in Libano, probabilmente, il 90% delle persone si chiedera’ di cosa diavolo io stia parlando! Perche’ e’ incredibile quanto siano poco responsabili verso l’ecologia questi libanesi.

Ricordo quando appena arrivata, poco piu’ di quattro anni fa, me ne andavo in giro con i miei bei sacchettini pieni di plastica, carta e vetro alla ricerca delle campane per raccoglierli. Probabilmente le mie settimane enigmistiche sono ancora la’ dentro! Poi ho smesso.  Non per mancanza di senso civico o per arrendevolezza, ma perche’ mi sono accorta che c’era gente che viveva con queste cose recuperandole dai cassonetti. Triste, molto triste, ma se io portavo la bottiglia dell’olio alla campana, il profugo iracheno di turno al mio cassonetto non avrebbe fatto cena. E in fondo la raccolta differenziata la faceva lui.

Gettano tutto dal finestrino della macchina i libanesi. Ho un’amica italiana che si meraviglia sempre perche’ qui i motociclisti se ne vanno in giro senza casco e con le loro donne dietro con la minigonna e la canottierina striminzita. Lei si chiede quanti mozziconi di sigaretta, cartacce, bottiglie di plastica e fazzoletti si saranno beccate su quelle gambe (oltre a tutti gli inevitabili moscerini, ovvio)!

Ecco, qui e’ il bordo di una strada. Strada che percorro sempre e che ogni volta mi meraviglia. Non per i rifiuti, ma per la tenacia, l’ostinazione di quei fiorellini che continuano imperterriti a crescere sempre piu’ numerosi. E, come dico sempre, a casa mia si secca pure il rosmarino che cresce da solo su per le montagne…

Vi ricordate quando ho raccontato che i libanesi sono pigri? Questo ne e’ un esempio. Lo vedete tutti che il cassonetto e’ vuoto, no? Eppure il sacchetto e’ fuori. Perche’? Perche’ qualcuno non ha voglia di scendere dalla macchina per buttarlo dentro, cosi’ lo tira dove capita!

Al supermercato sono capaci di darti 15 sacchetti per 17 prodotti. E noi europei ridicoli con le nostre borsettine ecologiche oppure a raccomandarci di fare meno sacchetti. Ma non serve mica. Io sto li’ a giurare che non mi interessa se le patate sono insieme ai succhi di frutta, ma loro non ce la fanno.

Per non parlare di dove portano i rifiuti. C’e’ una montagna a Sidone, a ridosso del mare, che non e’ una montagna, ma un’immensa discarica a cielo aperto. Montagna che periodicamente frana in mare. E tu a Beirut vai a comprare il pesce e chiedi se e’ fresco e loro ti rispondono che si, e’ freschissimo, lo hanno appena portato da Sidone. Ah si? Mangiatelo tu allora, va.

Poi pero’ ogni tanto ti sorprendono questi libanesi, perche’ trovi in giro questi adesivi dove sulla manica del braccio che getta rifiuti su un mondo (ipoteticamente) verde scrivono a caratteri cubitali AAIB, vergogna!

E’ solo una piccola cosa, un piccolo passo.

Maalesh, si inizia cosi’ il percorso, no? A piccoli passi.

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e sono 17 anni!

Il 10 luglio di 17 anni fa, a 22 anni, entravo in una chiesetta del mio paesino per sposare coraggiosamente mio marito. Coraggiosamente perche’ arabo (e quindi terrorista), musulmano (e quindi maschilista) e per giunta pure libanese (e quindi si sicuro pure spacciatore!). Lo so, mio padre me lo ripete in continuazione, sono sempre 25 anni meno dei suoi, ma io sono soddisfatta di aver raggiunto, per ora, questo traguardo.

Non riusciamo a concederci una cenetta romantica io e lui. Piccoletta non so a chi lasciarla (e nemmeno voglio, sinceramente, fa parte anche lei del nostro matrimonio) e non riesce a stare seduta a tavola per piu’ di 2 minuti. Lei prende il suo pezzo di carne e se ne va in giro per il locale. Non che qui i bambini non vengano apprezzati, riscuotono sempre un sacco di successo i bimbi socievoli, pero’ se una teppistella ti fa caro sulla gamba con le manine unte… l’apprezzamento cala. Drasticamente. Cosi’ di solito ci ritroviamo a mangiare a turno, con l’altro che va dietro lei.

Niente cena quindi per il nostro anniversario. Ci regaliamo una bella giornata al mare. Ma mare come piace a noi.

La mia amica the siren ne parla nel suo blog, il Libano e’ punteggiato da lussuosi e lussureggianti resorts che si prendono cura di te, basta alzare un dito e subito qualcuno ti chiede di cosa hai bisogno. Ottimi ristoranti ti servono i pasti al tavolo o sotto il tuo ombrellone, che poi ombrellone non e’ quasi mai, ma piu’ una specie di mini bungalow aperto con lettini che sembrano piu’ letti che sdraio. Con tanto di materasso. Grandi piscine di tutte le dimensioni sono li’ per te. Perche’ il mare non e’ pulito qui. Perche’ a volte neanche c’e’ il mare. Voglio dire, c’e’, ma non puoi scendere in acqua.

Non mi piacciono, non posso farci niente. Mare e’ anche la sabbia, e’ il tuffo nell’acqua salata, e’ la sensazione rinfrescante delle onde mentre te ne stai sdraiata sul bagnasciuga. Siren, le affinita’ elettive vanno oltre queste piccolezze, non e’ vero?

Ma se uno fa un pezzetto in piu’ di strada, giusto un pezzetto, arriva a Tiro. Dove una spiaggia immensa, che il comune ha dato in gestione a gente normale, ti aspetta. E’ una spiaggia democratica, dico io, perche’ accoglie tutti. Le spiagge vicino Beirut non lo sono. Le famiglie meno ricche, per esempio, non se le possono permettere. E sinceramente solo questo mi basterebbe per dire no a quei posti. Certo, il servizio non e’ lontanamente paragonabile a quello dei resorts, ma non sono qui per il servizio.

Perche’ quello che piu’ conta, e’ che a Tiro l’acqua e’ cristallina, pulita, ha il fondo sabbioso per decine di metri, mia figlia puo’ vedere i pesciolini che nuotano veloci la’ sotto, puo’ raccogliere le conchiglie, puo’ fare il bagno in mare, puo’ costruire un castello con suo padre senza che l’acqua che si raccoglie dietro abbia la schiuma marroncina.

Perche’ il sud e’ ancora incontaminato, perche’, come mi e’ capitato di dire, le grandi multinazionali hanno paura ad investire qui. Be’, non vorrei che la situazione politico-sociale rimanesse sempre cosi’ instabile, e’ ovvio, ma questo e’ un lato positivo che colgo volentieri fino a che sono in tempo.

Pero’… c’e’ sempre un pero’ in Libano, lo ripeto, siamo a pochi chilometri dalle coste israeliane, dove il governo ci tiene ai suoi bagnanti, a nord e a sud. E Israele getta in’acqua una sostanza che tiene lontane le meduse, le quali meduse si riproducono di questi tempi e quindi se ne vengono qui. Perche’ qui al governo libanese non gliene importa mica niente dei bagnanti del sud!!

Maalesh, l’acqua pulita ti consente di vederle ed evitarle, oltretutto e’ stato interessante guardare le squadre di ragazzi cacciatori di meduse.

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ho preso il permesso di soggiorno!

Oh, vedi un po’. Vivi in Libano, sei sposata con un libanese. Qual e’ la notizia? Oltretutto e’ anche gratis. Di cortesia, lo chiamano.

L’anno scorso non l’ho potuto prendere. Il mio passaporto aveva scadenza inferiore ai 3 anni, per l’esattezza scadeva dopo 2 anni e 11 mesi. L’alternativa era fare un permesso di soggiorno per un anno, ma a pagamento. Adesso qualcuno mi spieghi perche’ quello per tre anni e’ gratuito mentre per un anno e’ a pagamento. Mah! Cose libanesi, meglio non interrogarsi…

C’e’ un escamotage quando non hai il permesso di soggiorno, che ti consente di rimanere qualche mese. Quando entri nel paese, ti danno un visto per un mese che poi puo’ essere rinnovato per altri quattro. Poi non e’ necessario tornare in Italia, basta uscire da una frontiera e rientrare, anche un’ora dopo, che ti danno un’altro visto. E ancora sarebbe da chiedersi perche’ non rinnovarlo un’altra volta direttamente allora? Ma, ripeto, meglio non interregorarsi…

Perche’ qui non funziona mica come negli altri paesi. E no, ci mancherebbe. Innanzitutto uno presuppone che il permesso di soggiorno serva ad uno straniero, quindi ti aspetti che il soldato che ti e’ toccato in sorte parli non solo arabo, ma anche inglese, o almeno francese, no? No. Certo che no. Ma sei stata sfortunata tu, perche’ tuo marito lavora e sei dovuta venire da sola e perche’ il soldato li’ accanto sta scherzando in inglese con la biondina evidentemente piu’ fortunata di te.

Poi non e’ che vai alla Questura e ti danno un prestampato con tutto quello che devi presentare. No. Il soldato di turno ti scrive a mano su un foglio quello che serve. Ma bisogna sperare che abbia buona memoria e che lo sappia soprattutto.

Appunto. Per questo benedetto permesso bisogna presentare, tra le altre cose, una dichiarazione autenticata dal notaio, dove affermi che non hai intenzione di lavorare durante la tua permanenza nel paese. Ma il soldato dice che non e’ piu’ necessaria. All’atto della presentazione della domanda, pero’, ti dicono che manca quella dichiarazione! Gli fai vedere il foglio che ti ha dato ieri il soldato pregando che tuo marito non abbia saltato la riga con quello che ti stanno chiedendo, ma non c’e’ verso. Manca. Torni il giorno dopo con la dichiarazione e manca una foto! Ma non te lo poteva dire ieri? Porti la foto, fai tutto il dossier e quando lo porti all’altro ufficio… mancano le impronte digitali. E no. Adesso basta. Ho fatto una fila di due ore cercando di non far passare avanti questi prepotenti che pensano ancora di stare sotto le bombe e quindi credono che ogni minuto di attesa sia un rischio inimmaginabile, ho la piccoletta in braccio cercando di convincerla a non mettere le mani su tutti questi fogli che alla faccia della privacy se ne stanno in bella mostra ovunque, io non ci torno di la’. Le impronte me le prendi qui. E gia’ che ci sei mi assicuri che non mi chiami domani per dirmi che manca qualcos’altro. Me lo metti per iscritto, ecco.

E senza nemmeno prenderle le impronte, mi ritrovo in mano questo foglio, tutto in arabo, naturalmente, e mi dicono che dopo 15 giorni posso passare a ritirare il mio permesso di soggiorno.

E le impronte? Maaleeesh, mi risponde. Certo che sono proprio strani sti libanesi.

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siamo tutti libanesi…

I libanesi hanno una lunga storia di emigrazione. Sembra che ci siano 4 milioni di abitanti in Libano e 14 milioni di libanesi all’estero. Chissa’ magari e’ anche vero. Tendono un po’ ad esagerare i libanesi. Dicono che la diaspora libanese sia inferiore solo a quella cinese e indiana. Di sicuro ce l’hanno nel sangue la voglia di andarsene.

Ma la prima grande emigrante libanese e’ una giovane donna che si dice sia stata, all’epoca, la piu’ bella donna esistente al mondo. Talmente bella che Zeus se ne innamoro’ (e vedi un po’, che notizia… ), si trasformo’ in un bel toro bianco e la convinse a salirgli in groppa. Poi se la porto’ a Creta. Era Europa, figlia di Agenore re di Tiro. E diede il nome al nostro amato Vecchio Continente. Il fratello Cadmo venne mandato dal padre a cercarla, ma non la trovo’ mai e si fermo’ in Grecia, dove fondo’ Tebe. Lo ha ricordato qualche tempo fa Jimmy in un commento. Poi ci fu Elissa, o Didone, che fondo’ Cartagine (ve la ricordate la storia del pezzo di terra grande come la pelle di un bue?).

C’e’ qualcuno che si spinge un po’ piu’ in la’ (l’ho gia’ detto che tendono un po’ ad esagerare?) e dicono che i Fenici siano arrivati addirittura in Amazzonia e sulla costa occidentale dell’Australia (a nord di Perth, per l’esattezza!). giuro che mi e’ stato raccontato.

L’imperatore romano Alessandro Severo e’ nato ad Akkar, una provincia nel nord del Libano.

San Giorgio combatte’ con il suo drago poco fuori Beirut. C’e’ una moschea adesso sul luogo del fatto.

Ma venendo ai nostri giorni, lo sapete che una certa Angelina Ruz, poi Lina Rousse, sembra sia nata nei pressi di Tripoli (Tripoli in Libano, certo) e con la famiglia sia poi emigrata prima in Messico e poi a Cuba dove ha conosciuto un certo Angel Castro Argiz, con cui sembra (sempre) che abbia fatto 4 figli, uno dei quali era Fidel Alejandro Castro!! Nientepopo’ di meno. Be’, vista la sua tendenza rivoluzionaria e il sigaro sempre in bocca, potrei anche credere che sia vero!

Il fondatore della Swatch? Libanese. Un libanese che fa i soldi con gli orologi e’ degno di nota vista la loro rinomata propensione a diluire il tempo!

L’uomo diventato piu’ ricco di Bill Gates nel 2010 con le telecomunicazioni in Messico? Libanese, ovvio.

Qualcuno dice che Neil Armstrong porto’ una bandiera libanese sulla luna e che la pianto’ prima di quella americana. Perche’? Ma perche’ era libanese! Si racconta anche che una volta nello spazio, dove i suoni notoriamente non si propagano, abbia sentito la chiamata alla preghiera che fa il muezzin dal minareto. Mah!

Insomma, i libanesi sono ovunque, come la Coca-Cola, dicono loro, e capaci che ti trovano un antenato libanese per chiunque. Siamo tutti figli di libanesi, sono arrivati dappertutto prima di tutti. Mi ricordano un po’ noi italiani, vero?

Maaleeesh, non e’ poi mica tanto male essere libanesi!

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ah, le donne…

Questo e’ l’albero genealogico di una famiglia libanese.

Bello, vero? E’ molto antico, parte dal 1700 e arriva fino ai nostri giorni ed e’ certificato da un ente turco. Ora non tutti voi lo potranno leggere, ma tra tutte quelle foglioline e rametti non c’e’ un solo nome femminile. E che, ‘sta famiglia non fa figlie femmine? Oh si, certo che le fa. Ma non contano!! Mio suocero dice che il nome della famiglia lo portano gli uomini. Certo, ma, faccio notare a mio suocero, senza le donne quest’albero non sarebbe mai esistito. Primo. Secondo, madre certa, padre… Ho scandalizzato un po’ tutti, e tra il meditabondo (o perplesso) silenzio di mio suocero, una risata seminascosta di mia suocera e l’imbarazzo di mio marito (:D lo metto sempre in imbarazzo quando uso quelle due o tre parole che so di arabo per argomentare con mio suocero) abbiamo iniziato una interessante discussione sulla condizione femminile in Libano. O meglio, abbiamo parlato di questa societa’ all’apparenza moderna, ma in fondo molto maschilista. Ma “apparenza” e’ la parola chiave per capire questo paese… dovrei averlo imparato…

Qui le donne lavorano, vanno in giro da sole, escono tra di loro per un caffe’, per lo shopping, per un cinema e a cena fuori.

La costituzione libanese dice che tutti i cittadini libanesi sono uguali, la saggezza popolare prosegue con “un cittadino, in Libano, e’ un cittadino maschio!”

Quanto e’ vero. La donna libanese non passa la cittadinanza ai suoi figli. Se non sbaglio, solo Libano, Siria e Giordania sono gli unici tra i paesi del Medio Oriente ad avere ancora una legge del genere. Voglio dire, nemmeno l’Arabia Saudita! I figli di una libanese sposata con uno straniero prendono la cittadinanza del padre e hanno diritto ad un permesso di soggiorno speciale, che pero’ non permette loro di godere di alcun beneficio, come la sanita’ pubblica o lavorare nella pubblica amministrazione, per esempio. Sono stranieri a tutti gli effetti. E il Libano ha pure firmato diversi trattati internazionali per la salvaguardia dei diritti delle donne! Ma che vuoi che sia una firma…

Se da noi le donne sgomitano per avere e mantenere un posto di comando, qui scalciano pure e si portano dietro anche un mitra. Preparati a lottare, mi disse il proprietario della ditta dove sarei dovuta entrare come outlet manager!

Ma le cose cambiano, forse. Lentamente, pero’. Movimenti di donne stanno facendo battaglie politiche per un sacco di buoni motivi. La cittadinanza, la maternita’ retribuita, le quote rosa in parlamento.

Nel governo, due mandati fa era presente un solo ministro donna. Durante il mandato successivo ce n’erano due. Con il nuovo mandato… tre, direte voi! No. Nessuna. Non c’e’ nemmeno una donna. Perche’ la logica libanese e’ sconnessa come il paese. E ci sono voluti quasi 5 mesi per formare questo governo. Bel lavoro.

Maaleeesh, dopotutto alla donna beirutina basta che le compri il SUV, l’I-pod (o come diavolo si chiama) e le fai fare la manicure e si dimentica delle battaglie che poche altre stanno facendo. Non e’ mica colpa solo degli uomini se qui la situazione e’ questa.

E non e’ neanche facile parlare di maschilismo con sopra la testa le continue sparate del nostro premier, maestro in questo campo.

Ero dal dottore ieri. Nell’attesa sfogliavo i giornali che erano impilati ordinatamente in un angolo (prima che arrivasse mia figlia…). Newsweek. Un conto e’ sentire Ficarra e Picone che te lo raccontano a striscia la notizia, un altro paio di maniche e’ trovarsi tra le mani questo…

Ho smesso di parlare in italiano con mia figlia…

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vacanze italiane

Sono arrivata in Italia sabato sera. La mia Italia con i marciapiedi e la raccolta differenziata. La mia Italia con l’espresso buono e al bancone. La mia Italia senza acqua di rose e clacson assordanti. Che bella la mia Italia. Difficile e corrotta, ma bella.

E penso a tutti i libanesi che vengono qui in vacanza e poi mi raccontano la loro esperienza. Bella, lo dicono tutti. E vedi un po’. Il Vaticano a Roma, le calli di Venezia, le Chiese di Firenze, via Montenapoleone a Milano… e be’, di Milano conoscono solo i negozi chic, desolata per i milanesi…

E poi dicono tutti, bella si, pero’ quanto bisogna camminare. Il pullman ti lascia lontano perche’ non puo’ entrare nelle piazze e nei centri storici, ma che discorso e’? Capirai, sti pigroni… Quando arrivano tirano fuori le loro cartine e pensano che dalla stazione Termini al Vaticano ci mettono cinque minuti perche’ “e’ cosi’ vicino” Il fatto e’ che il Libano e’ veramente piccolino, appena 250 km di lunghezza per 60 di larghezza nel punto maggiore, 25 quello minore. Di conseguenza la scala della cartina e’ molto diversa. Due centimetri su una piantina di Beirut non sono come due centimetri sulla piantina di Roma.

La seconda cosa che ti dicono tutti e’ che entrano al ristorante alle 3 di pomeriggio e il proprietario gli dice che e’ chiuso. Ma’oul? Possibile? Chiuso? Un ristorante? Che significa che un ristorante chiude? In Libano puoi mangiare a tutte le ore, anzi, in Libano mangiano a tutte le ore. Quindi rimangono sconvolti quando i nostri ristoratori li cacciano alle 3 di pomeriggio.

E la lingua? Almeno il francese gli italiani lo dovrebbero parlare, diamine. E’ simile, dovrebbe essere facile per un’italiano, no? Invece non lo parlano, non parlano nemmeno l’inglese, pensa. E se lo parlano e’ tutto “rotto”, espressione araba (che mi fa morire dal ridere) per dire che non si parla bene una lingua.

E il taxi? Ma che sono matti? In Libano puoi prendere un taxi collettivo che con un’euro, massimo due, ti porta un po’ ovunque, oppure ne prendi uno tutto per te che ti porta dove vuoi per cinque euro, dieci se ti vuole fregare. Ma viste le nostre tariffe italiane ti fai fregare volentieri. Nemmeno te ne accorgi, no?

Pero’ e’ bella l’Italia, ti ripetono. E la gente e’ fantastica, simpatica, sorridente, ospitale. Ho conosciuto un tale, lo conosci anche tu? Tipico. Essendo cosi’ piccolo il loro paese, si conoscono tutti e danno per scontato che anche noi italiani ci conosciamo tutti. Io faccio sempre notare che loro sono 4 milioni di abitanti, noi 60. Non e’ proprio la stessa cosa. Si, ma questo e’ un carabiniere, che e’ cugino di e amico di… non lo conosco. Ma il cognome non ti dice niente? No. Pero’ e’ un vicino di casa del ragazzo libanese che… non lo conosco.

Maalesh, bella l’Italia, bella.

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quando l’indirizzo e’ un’opinione

Se sei un turista che arriva a Beirut e non hai nessuno che ti venga a prendere in aereoporto, te ne accorgi subito. Quando chiedi al tassista di portarti, che so, in via Albert Khayat per esempio, ti vedrai sicuramente rispondere con una mano alzata e le dita leggermente aperte mentre ruota il polso a destra e sinistra. Vuol dire “shou?” cioe’, CHE?!?! Il fatto e’ che bisogna specificare in quale quartiere vuoi andare e poi fare riferimento a qualcosa che e’ li’  vicino, un ristorante, un negozio, un’ufficio pubblico. Dietro al palazzo della Byblos Bank, vicino all’albergo Sofitel le Gabriel, in Achrafye. Ecco, adesso si che ti capisce!

In Libano non li sanno i nomi ufficiali delle vie. Ma non solo i tassisti, e’ una cosa piuttosto comune. Quando ci siamo trasferiti nella casa dove abitiamo ora, ho chiesto alla proprietaria l’indirizzo e lei mi ha guardato con una faccia meravigliata dicendomi che ero vicino all’ABC e… No signora, non mi sono spiegata, mi serve proprio l’indirizzo perche’ mi manderanno delle cose per posta. Oh, non lo so, credo sia scritto da qualche parte all’inizio della via. Puoi chiedere alla lavanderia, loro lo sapranno di sicuro. E io chiedo alla lavanderia. Che mi dice che la via e’ Albert Khayat, ma tutti la conoscono con un’altro nome e meglio che scrivo quello come indirizzo, senno’ forse il postino non mi trova. E scrivi il nome del palazzo e aggiungi pure che sei dietro la lavanderia… magari metti pure il numero di telefono.

No dico, il codice fiscale no? No, basta il numero di telefono, mi risponde.

Col tempo ho scoperto che succede molto di frequente che vengano cambiati i nomi alle strade. Addirittura posti come “sotto il ponte della FIAT” o “alla Chevrolet” sono diventati indirizzi! E speriamo che non si trasferiscano mai, senno’ non arriva piu’ nessuno.

In un sito libanese si parla proprio di questo e vengo a sapere che Rue Pasteur e’ una via dove c’e’ un’ostello. I ragazzi arrivano a Beirut e chiedono di essere portati li’, perche’ e’ ovvio che sulla cartina c’e’ il nome vero. Ma tutti i tassisti a fare quel gesto che vuol dire “shou?” Perche’ Rue Pasteur e’ “Gemmayzeh mn tahat”, Gemmayzeh sotto, cioe’ la via tra Gemmayzeh, che poi e’ via Henry Gourand, tanto per fare un po’ piu’ di confusione, e l’autostrada. Michel Boustros street e’ detta Akkawi perche’ quando passava il tram di li’, alla fermata c’era un venditore di succhi di frutta fresca originario di Akka, in Palestina.  Sadat street in Hamra viene spesso chiamata Abou Taleb, perche’ li’ c’era un fruttivendolo che insieme ai figli aiutava spesso i vicini facendosi amare da tutti. E ce ne sono a centinaia di storie cosi’, racconta Ghubril nel sito, che le sta raccogliendo per farne delle cartine dettagliate da mettere in giro per la citta’.

Faranno pure confusione, pero’ ho trovato affacinante leggere le origini di questi nomi dati alle vie dal popolo. Raccontano pezzi di storia di gente comune.

Mi hanno invitata per un caffe’ oggi. Una casa in cui non ero mai stata. Una montagna di indicazioni e quando ho trovato finalmente il posto, chiamo perche’ ci sono due entrate uguali. Chiedo se il numero e’ 260 o 261. Mi sento dire: che numero? Il numero di casa tua. Perche’, ho un numero di casa io? Ho guardato il telefono senza sapere che dire, continuano a sorprendermi ‘sti libanesi.

Maalesh, mi sono messa a ridere e ho aspettato che uscisse sul terrazzo.

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Gita fuori porta… particolare!

Lunedi’ di Paquetta. Dopo 50 giorni di digiuno completo fino a mezzogiorno e astensione totale da tutto cio’ che e’ di origine animale, perche’ qui la Quaresima e’ cosi’, si fanno dei bei pic-nic a base di kebbeh, che sono polpette di carne, messe tra due bistecche, invece che fra le due classiche fette di pane, con contorno di kafta, altro piatto a base di carne!! Ma il Libano offre anche un sacco di luoghi per una bella gita fuori porta. E tutti a portata di mano, visto che questo paese e’ grande poco piu’ di 10.000 km quadrati.

Bellezze storico-archeologiche come Baalbek, con i suoi templi.

Bellezze naturali come le grotte di Jeita.

Parchi divertimento come Rio Lento.

E pero’ si deve distinguere il Libano, queste sono cose che si trovano un po’ dappertutto, no?

Eravamo a Sidone, neanche 40 km a sud di Beirut, e all’entrata della citta’ ci accoglie questo gigantesco manifesto, gigantesco solo dal vero, la foto e’ minuscola perche’ io sono una capra e avevo finito le batterie della fotocamera… inutile cliccarci sopra, e’ proprio cosi’ piccola. Tourist Landmark Resistance dice il cartello. Eh?

Ci informiamo e scopriamo che a Mleeta, una collina costantemente bombardata da Israele durante l’occupazione, Hezbollah ha costruito un “parco della resistenza” su 60.000 metri quadrati di terreno. E’ stato  inaugurato l’anno scorso ed e’ costato qualcosa come 4 milioni di dollari! Ma stanno ancora investendone altri. E’ stato aperto il 25 maggio del 2010, data del decimo anniversario della ritirata degli Israeliani dal sud del paese e in meno di un mese ha fatto circa 180.000 visitatori. Si paga un biglietto di appena 4 dollari per gli adulti e 2 per i bambini, ma il tipo che ci racconta queste cose si premura di farci sapere che tutto il ricavato va in opere di carita’. Si, certo… “L’idea e’ quella di far conoscere al popolo la sua storia, la storia della resistenza libanese. E tutti sono i benvenuti, perche’ la resistenza non riguarda solo noi Hezbollah.”

C’e’ anche una caffetteria e un negozio di souvenir… e che vendono? Pallottole e pezzi di carri armati israeliani? Non lo so, non siamo entrati. E tutti i cartelli sono in inglese e arabo.

Hanno un sito internet. Uno quando pensa a Hezbollah si immagina sempre un branco di barbuti terroristi arretrati, non e’ vero? Invece no.

Oltre che tecnologicamente avanzati, sono pure orientati al business! I grandi operatori presenti nel resto del paese non investono al sud. E’ un calderone in continua ebollizione e ne sono spaventati, senza considerare le strisce a bande rosse e bianche che delimitano le aree non ancora sminate. E Hezbollah fa le cose al posto loro. Crea siti turistici con quello che ha, e si sa, loro hanno questo.

E io che non vorrei parlare di guerra… ma qui e’ pressoche’ impossibile non farlo.

Maalesh, ci siamo divertiti lo stesso!

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